...Si Può Fare... n°46
……….Si può fare……..
Organo Informativo del Partito Democratico
Circolo Edoardo Pettinari di Turano Lodigiano
Anno 5 n° 46 Settembre 2012 ciclostilato in proprio
Le polemiche saranno inevitabili. Per le prossime elezioni Goldman Sachs scommette sul Pd. Il colosso finanziario americano, a sette mesi dalle elezioni politiche italiane, ha pubblicato un report che farà rumore, nel quale si sostengono le chanche di una maggioranza di centro sinistra incentrata sul Pd. E questa maggioranza molto probabilmente manterrebbe la linea Monti, anche se non è chiaro se riconfermerebbe Mario Monti a capo del governo. In ogni caso, secondo il report, difficilmente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, porterà il Paese alle elezioni prima di aver risolto la questione della riforma elettorale. Goldman Sachs ritiene «probabile che vengano introdotte modifiche alla legge con l'idea di garantire una coalizione centrista a favore di una conferma di Monti».
Ora non si può dire che a Goldman Sachs non conoscano la politica e gli effetti che una dichiarazione del genere può scatenare. Se c'è una banca d'affari che con la politica e i governi, in patria e all'estero, ha avuto relazioni strettissime è proprio GS. In America hanno tirato in ballo le revolving doors (le porte girevoli) per definire il fenomeno tipico in Goldman di un dirigente di primo piano che lascia il suo incarico per passare al governo, e magari, finito il mandato, torna tranquillamente alla casa madre. Per limitarci all'Italia, Mario Draghi è stato vicepresidente di Goldman Sachs per l'Europa dal 2002 al 2005, ma tra i consulenti della banca d'affari ci sono stati anche Gianni Letta, Romano Prodi e Mario Monti. Ebbene, ora gli analisti di Goldman Sachs, peraltro molto attiva nella vendita di Btp nei momenti in cui lo spread era salito alle stelle e grande sostenitrice di un governo Monti post-Berlusconi nelle fasi calde del novembre scorso, scrivono che il tempo del governo tecnico del loro autorevole ex collega, «sta per finire» e «l'Italia potrebbe risentire dell'incertezza politica collegata alle future elezioni politiche in agenda ad aprile 2013». 11 maggior rischio per il Paese, secondo la banca d'affari, verrebbe da una vittoria delle forze euroscettiche e tra queste colloca il Pdl di Silvio Berlusconi e il Movimento 5 Stelle di Grillo.
Intanto il Partito Democratico continua la sua strada per l'appuntamento delle PRIMARIE di COALIZIONE La prima data è il 6 ottobre la riunione dell'Assemblea Nazionale del partito a cui parteciperanno 2000 delegati per determinare le regole con cui si eleggerà il candidato. Sono in campo varie ipotesi sia per quando si faranno, probabilmente tra il 25 novembre e la prima metà di dicembre e se saranno aperte a tutti o occorrerà registrarsi per esprimere la volontà di partecipare alla votazione? Poi c'è la questione che se un candidato non raggiunge il 50%+1 dobbiamo fare il ballottaggio con un secondo turno di PRIMARIE tra i due candidati che hanno ottenuto più voti? La data delle elezioni politiche si sta avvicinando a grandi passi infatti sono previste tra fine febbraio e metà marzo, prepariamoci tutti a questo appuntamento che è di particolare importanza per tutta la Nazione. Perchè poi mugugnare o dire che si poteva fare di meglio non serve a niente, se quando si ha la possibilità di determinare una scelta non la si usa.
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Dopo lo scandalo della gestione dei soldi pubblici alla regione Lazio, alla Camera dei Deputati passa una modifica dei regolamenti sulla verifica dei bilanci dei gruppi parlamentari, che ancora una volta lascia mano libera a coloro che pensano che è meglio arraffare oggi, intanto che si è ancora li, con le prossime elezioni si spera che per molti di questi “sciacalli” il popolo italiano decida di mandarli a casa. Gli unici partiti che si sono dichiarati contrari sono stati il PD e l'UDC, infatti il capogruppo del Partito Democratico Dario Franceschini, ricordando come siano stati proprio i democratici a sollevare la questione in una lettera, inviata a Gianfranco Fini il 6 aprile scorso. "Allora - ha spiegato - chiedevamo di avviare con la massima sollecitudine un'iniziativa che porti all'introduzione di nuove regole certe riguardanti i bilanci dei gruppi parlamentari. Il PD farà comunque certificare i bilanci dei propri gruppi parlamentari da una società di revisione esterna". Secondo il nuovo regolamento di Montecitorio non ci sarà alcuna società di certificazione a sorvegliare i bilanci dei gruppi parlamentari alla Camera. Sarebbe dunque bocciata in partenza la proposta fatta dal presidente Gianfranco Fini sulla necessità di organismi esterni di controllo. Secondo le nuove regole, entro trenta giorni dalla propria costituzione, ciascun gruppo approva uno statuto, che indica l'organo competente ad approvare il rendiconto e l'organo responsabile per la gestione amministrativa e contabile del Gruppo. Inoltre viene esplicitato che i contributi della Camera, sono destinati dai Gruppi esclusivamente agli scopi istituzionali riferiti all'attività parlamentare e alle funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili, nonché al fine di garantire il funzionamento degli organi e delle strutture dei Gruppi.

